Dalla parte del selezionatore

Cosa valutano davvero i selezionatori in un colloquio di lavoro

Sa fare il lavoro? Lo vuole davvero? Si integrerà? Dietro ogni domanda di colloquio, il selezionatore cerca una risposta a questi tre interrogativi. Ecco i sei criteri che decidono il seguito, e come lavorarci.

Il team di Vocaway

3 min di lettura

Selezionatore che conduce un colloquio in videoconferenza con un candidato

Tre domande dietro tutte le altre

Che si tratti di un primo contatto con un addetto alla selezione o di un colloquio finale con un direttore, i selezionatori cercano di rispondere sempre alle stesse tre domande: questo candidato sa fare il lavoro? Lo vuole davvero? Si integrerà nel team? Anche le domande più innocue servono a una di queste tre verifiche.

Le ricerche di psicologia del lavoro lo confermano: i colloqui strutturati, che valutano competenze, motivazione e soft skill a partire da fatti precisi, prevedono il successo nel ruolo molto meglio di un'impressione generale. Per questo i selezionatori esperti assegnano punteggi a criteri precisi, non a sensazioni.

Motivazione: perché questo ruolo, e perché da noi?

Un candidato motivato da qualsiasi lavoro non è motivato da nessuno. Il selezionatore si aspetta ragioni precise: un aspetto del mestiere che ti attira, un progetto o una notizia recente sull'azienda, la coerenza con il tuo percorso. «La vostra azienda è leader nel suo mercato» non dice nulla di te.

  • Cita un fatto preciso sull'azienda (prodotto, progetto, valore, notizia recente) e collegalo al tuo percorso.

  • Spiega cosa aggiunge questo ruolo al tuo progetto professionale, e cosa porti tu al ruolo.

  • Non usare motivazioni puramente materiali (stipendio, sede di lavoro) come primo argomento.

Aderenza al ruolo e prove: sa fare il lavoro?

Il selezionatore confronta di continuo ciò che dici con le mansioni dell'offerta. Avere le competenze non basta: bisogna fare il collegamento in modo esplicito. E ogni competenza dichiarata va dimostrata con un esempio vissuto.

Un esempio convincente precisa la situazione, ciò che hai fatto personalmente e il risultato ottenuto, possibilmente in cifre: è la logica del metodo STAR. Senza esempio, una qualità resta un'affermazione; con un esempio, diventa una prova.

  • Rileggi l'offerta ed elenca le quattro o cinque competenze chiave richieste.

  • Associa a ciascuna un'esperienza precisa, con un risultato misurabile.

  • Di' «io» quando sei stato tu ad agire: il selezionatore valuta il tuo contributo, non quello del team.

Soft skill: si integrerà?

Le soft skill pesano spesso quanto le competenze tecniche, soprattutto per i primi impieghi. Il selezionatore osserva come parli dei tuoi colleghi, dei tuoi responsabili e dei tuoi ex datori di lavoro, la tua capacità di riconoscere i tuoi errori e il tuo modo di lavorare con gli altri.

I segnali che fanno storcere il naso sono quasi sempre gli stessi: criticare un ex datore di lavoro, scaricare la colpa sugli altri, non citare alcun aspetto da migliorare o mostrarsi rigidi.

Sangue freddo e comunicazione: il come conta quanto il cosa

Le domande difficili (un punto debole, un fallimento, un periodo di inattività, le tue aspettative retributive) non servono a metterti in trappola, ma a vedere come reagisci quando la conversazione si complica. Una risposta onesta, breve e orientata a ciò che hai imparato vale più di un «finto difetto» recitato a memoria.

Infine, il selezionatore giudica la tua capacità di farti capire: risposte strutturate, di uno o due minuti, che rispondono davvero alla domanda, e qualche domanda pertinente da porgli alla fine del colloquio. Un ritmo troppo veloce, lunghi silenzi o intercalari a ogni frase confondono anche un messaggio eccellente.

Come allenarsi su questi sei criteri

Questi criteri si possono allenare, ma raramente da soli davanti allo specchio: bisogna sentirsi rispondere, essere incalzati e ricevere un feedback onesto. Prepara i tuoi esempi, poi ripetili ad alta voce, nelle condizioni del colloquio.

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